“Sei veramente tu, ma questa è bella poi, non sei cambiato no, solo un po’ ma lo sai”
(Anna Oxa, “Francesca”, 1985)
Lei mi guarda, distratta, al semaforo. Strana donna, a pensarci. Ha stracciato le mie foto a pezzettini ed ora quello sguardo vuoto. Come si dimentica in fretta ciò che fa paura. Ecco come si finisce poi. Troppa fretta in quel suo volere. La sua antica docilità trasfigurata in rabbia. Chissà per cosa state litigando. Proprio tu, che pensavi di salvarti in un matrimonio senza amore, eccoti lì, a urlare e sferrare pugni sul volante di una macchina costosa. Anche tu ridotto a desiderare, come tutto, come tutti. Proprio tu, che ti eri così saggiamente limitato a ciò che ti pareva possibile. Ma io non sono tipo da inventari, tu lo sai, e non ho più l’età per muovere obiezioni. L’età…. Credimi, che col tempo ti ho capito. Chissà se tu capiresti quello che, in parte, sono diventata io. Solo in parte. Me ne andrei ancora, sai, in nome di quel figlio del quale non ho mai saputo il nome. Quel tuo bambino che pensavo non ci meritasse. Sarà un uomo, ora. Si. Ventidue anni. E ti lascerei ancora totalmente a lei. Solo, adesso, lo farei senza convinzione. E chissà poi come ci stai tu, ora, sotto il cielo opprimente di questa città senza mare alla quale dicevi non ti saresti abituato mai. Proprio tu, che già allora sapevi il dolore di stare tra terra e cielo. Eppure non conoscevamo ancora le insidie dell’abitudine e pensavamo che i silenzi fossero semplici alternative piane, al massimo inclinate. Eravamo così giovani….. Ma ti ho riconosciuto subito. Sei ancora tu, la faccia vagamente familiare di un uomo, appoggiata sopra quella che mi ricordavo. Solo qualche filo d’argento tra i tuoi capelli scuri. Ricordo che ci passavo le mani, quasi a sciorinare parole. Quasi…. Parlare d’amore è così noioso. Ecco, ti volti, mi guardi. Un lampo nella noia del tuo sguardo, io che faccio cenno di sì, tu che non distogli gli occhi. Scuotiamo la testa insieme, e ci sorridiamo. Francesca, lei, non si è accorta di nulla. Il tempo che scatti il semaforo. Il tempo che resta. E poi tu che mi fai l’occhiolino, acceleri e te ne vai. Si, ora sei tu che te ne vai. Sei stato il primo che ho amato davvero, forse. Sono stata la prima che hai amato davvero, forse. Chissà se anche tu ti sei chiesto qual è il confine emotivo fra finzione e verità. Forse siamo ancora moralisti, nel senso migliore del termine. E non ci siamo dimenticati. Come da copione.
“Francesca nella vita mia, Francesca nelle mie coperte, Francesca che non va più via, Francesca con i miei fiori….” (Anna Oxa)
“Il fatto che qua e là la commedia della vita sia faticosa, non significa che non dica la verità “ (Lars Von Trier – “Il grande capo”)