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Adieu, buonanotte

dicembre 18, 2008

 

Lo sanno gli alberghi chiusi, la sabbia d’inverno e le vecchie puttane

Sanno di mani arrese come quando non resta nulla da tenere in caldo

Deve essere per via del tempo che non ce lo spieghiamo più l’amore

Sembra da non crederci, a volerlo dire, e poi a un certo punto finisce

 

Si immaginò di tornare tra qualche anno e guardarlo da un finestrino

 

Le parentesi, cantate dai giullari, si annidano a sorpresa in una trama

Saltando in volo libero tutte quelle carenze, le stesse delle tue pretese

La gente ci passa sopra, che pena il mio volerci sempre passare dentro

Lasciatemi solo stare seduta qui, a osservare quei quadri già imballati

 

Si immaginò di partire adesso non avrebbe piu’ dormito sulla sua pelle

 

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19 centimetri

dicembre 5, 2008

Lontani non piu’ del tempo e dello spazio di quel giocare ad immaginarsi
Un desiderio sfiora i pensieri, gocciola tra le dita e già grazia le distanze
Una farfalla sbatte le ali leggera, su corpi appena tracciati in controluce

Intimità parlarsi da vicino e una sfumatura felina che indugia sottopelle
Poi spogliarsi lentamente di ogni via di fuga prima ancora che dei vestiti
E restare solo per ascoltare  tutta la dolcezza di  una resa a mani  nude

Il respiro si accorcia, una mano si insinua, la voce seducente accarezza
Esistere per un momento nella terribile vertigine di un brivido a spirale
Entrarsi nel buio degli occhi e nemmeno l’odore a indicare il cammino

Lei a succhiarsi le dita riflessa dentro un suo sguardo antico di bambina
Lui la sua bocca sincera a suonarle nel respiro le vibranti note di un jazz
Il cantastorie cieco all’angolo della via giura che si tenevano per mano

Guarda che luna stasera, guarda che storia da narrare, ricordare, sognare
Se non fosse per quei centimetri rossofuoco, quel segnale lì, sotto i vestiti

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Vibrazioni

settembre 8, 2008

 

Avevo scritto l’epitaffio della nostra storia sui tuoi muri

nascondendone le crepe dietro un nudo del tuo cuore

io che non ho mai trascurato un giorno di preservarlo

dallo scarso spessore delle mie  prevedibili didascalie

mi sarei addormentata mesta tra i sogni chiusi dentro

non reclamando altro che un pensiero incontaminato

ma ho sentito i tuoi vetri infrangersi sulle mie distese

e sono tornata ancora a sentirmi disperatamente viva

contratta in quel vertiginoso spasmo di arsura e attesa

di cui la dolcezza non ha saputo dissimulare il fragore

 

E voi, che ripetete le stesse parole negli stessi modi, con la stessa leggerezza, con la stessa voglia di non tornarci sopra una volta dette, voi, lo sapete quanto sia, tenere dentro? Voi che ve ne andate dalle persone come da aree di sosta, voi che dite di non tornare mai indietro, lo sapete che stare sulla pelle significa affiorare da dentro?   

 

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Il senso

aprile 22, 2008

 

La  strada  tutt’intorno è liquida stasera

da potersi sottovoce mescolare al mare

stemperare desideri  senza nulla sapere

composta negligenza di  lieve esternare

a latere di  un tuo  sguardo provvisorio

sfuocato come un errore di valutazione

lì dove a stento tu ti lasci approssimare

mi rapisce una sfumatura sulla tua pelle         

che audacemente insinua un’intenzione

poi dolcemente s’addormenta di quiete.

 

 

Considerare un oggetto in immagine significa potersi distanziare dalla determinatezza del darsi percettivo dell’oggetto stesso e variarne le vedute, i profili, le prospettive.  L’immagine finisce così per favorire attività cognitive specifiche che differiscono sia dalla percezione sia dall’intellezione: moltiplicando le prospettive a partire dalle quali è intenzionato l’oggetto, la coscienza riesce a superare i vincoli della percezione ( a cui spetta comunque un primato in quanto incontro in carne e ossa con il fenomeno) e ad aprirsi al più chiaro coglimento dell’essenza del fenomeno intenzionato, da un lato, e alla dimensione della possibilità e del “come se” dall’altro.

(MAURICE MERLEAU-PONTY)

 

 

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Parentesi

marzo 6, 2008

Prego notare la certificazione del nome ancestrale del nick dell’autore, gentuilmente offerto dalla madrina ufficiale di questo blog.

Alternative rain

Il nome ancestrale del blog Orizzonti era invece il seguente:

Forgotten tear

A tutti coloro che sanno vedere oltre le parole l’eclusiva di comprendere al volo, senza stare a leggere tutto, quanta acqua è passata sotto questi ponti…..

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Corrisposto

marzo 3, 2008

Sempre insieme, eternamente divisi;
finchè il sole sorgerà e tramonterà,
finchè ci saranno il giorno e la notte,
per tutto il tempo
che sarà loro concesso di vivere
(Lady Hawke)

Sono morto così tante volte che a stento mi ricordo di me
tra due lembi di pelle intrecciavo strette le reti dei silenzi
per occultare la strada che scende ripida fino al rimpianto
mentre lo spazio arido dell’altrove sterminava le illusioni

ti prego, voglio solo dormire adesso

le labbra strette di lacrime o forse erano solo altre parole
a sbiadire tutta la solitudine riversa sul ciglio di un’attesa
bevevo sola mentre perdevo l’amore a un tavolo da gioco
ma sognavo di toccare il tuo ventre di abissi e di silenzio

sconfini ancora, come in un tramonto

nei carrugi di un’assenza dove un abbraccio non è rifugio
disseminiamo con rabbia il folle coraggio della dolcezza
questa nostra storia che brucia in gola come carta vetrata
le tracce ancora tra le mani e dentro questi confini incerti

la vita ha il suo modo di farsi sentire

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Soggetti smarriti

marzo 3, 2008

Mi guardo allo specchio e sempre mi vedo sottintesa
ancora non saprei decifrarmi soltanto per sentito dire
con tutta quella vita intatta in attesa dietro gli angoli
e le valigie sulla soglia ancora a portata di nostalgia

io sono il soggetto smarrito di un pensarvi illimitati
di tutte le cose che ho perso ho preservato il vedere
lo sguardo un po’ stupito là dove accelera il respiro
una zingara divertita legge il presente sotto la pelle

Voi credete di legarmi tra dita bagnate da succhiare
vi limitate a introdurvi sottraendovi a mille assenze
immaginate flutti di infinito tra i rigagnoli del cuore
vi masturbate ciechi sul riflesso di un corpo disteso

non sarà il dolore oggi a salvarmi dalle sue carezze
si prega con le ginocchia e non con false intenzioni
io a un diavolo crocefisso darò un’anima da asporto
occhi come ferite di chi ha saputo perdere qualcosa

Avrei solo voluto non dovermi/vi mai commiserare
Avrei solo voluto non dovervi amare in dissolvenza

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Memories-Santa Croce

ottobre 8, 2007

“Pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo
che appartengono così a qualcuno,
che qualcuno ha nel sangue e nessun altro sa”
(Cesare Pavese)

E alla fine riprendere l’ultimo treno quasi fosse il destino
la vita lasciata alla sete e ad un tramonto su Ponte Vecchio
nell’eroico coraggio del viaggio una sbavatura di nostalgia
dove non possono le mani e dove i piedi non lasciano scia
io sono il letto di un fiume che lentamente scivola altrove
la mia pelle lambisce gli argini e morbidamente si dipana
e la tua mano a pelo d’acqua forse conosce i miei approdi
due spanne sotto lo sguardo io sono frammento e memoria
sono il composto silenzio e il marmo secolare della piazza
muta venere di alabastro vestale di un tempo ormai scaduto
in questa sera indenne vesto la griffe della mia leggerezza
il tuo strano modo di camminare lo ricalcherò poi a matita
per essere capace di raccontarlo fra dieci e vent’anni ancora
ma a sorpresa mi rapisce l’incalzare di questo tempo nuovo.

“L’amore, l’amicizia e la lealtà devono essere trattate con mistero.
Se ne dovrebbe parlare solo in rari momenti di confidenza e
intendersi di proposito sotto silenzio.
Certe cose sono troppo delicate per essere pensate,
piu’ ancora perché se ne parli”
(Novalis – Frammenti)

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Francesca

settembre 10, 2007

Sei veramente tu, ma questa è bella poi, non sei cambiato no, solo un po’ ma lo sai

(Anna Oxa, “Francesca”, 1985)

Lei mi guarda, distratta, al semaforo. Strana donna, a pensarci. Ha stracciato le mie foto a pezzettini ed ora quello sguardo vuoto. Come si dimentica in fretta ciò che fa paura. Ecco come si finisce poi. Troppa fretta in quel suo volere. La sua antica docilità trasfigurata in rabbia. Chissà per cosa state litigando. Proprio tu, che pensavi di salvarti in un matrimonio senza amore, eccoti lì, a urlare e sferrare pugni sul volante di una macchina costosa. Anche tu ridotto a desiderare, come tutto, come tutti.  Proprio tu, che ti eri così saggiamente limitato a ciò che ti pareva possibile. Ma io non sono tipo da inventari, tu lo sai, e non ho più l’età per muovere obiezioni. L’età…. Credimi, che col tempo ti ho capito. Chissà se tu capiresti quello che, in parte, sono diventata io. Solo in parte. Me ne andrei ancora, sai, in nome di quel figlio del quale non ho mai saputo il nome. Quel tuo bambino che pensavo non ci meritasse. Sarà un uomo, ora. Si. Ventidue anni. E ti lascerei ancora totalmente a lei. Solo, adesso, lo farei senza convinzione. E chissà poi come ci stai tu, ora, sotto il cielo opprimente di questa città senza mare alla quale dicevi non ti saresti abituato mai. Proprio tu, che già allora sapevi il dolore di stare tra terra e cielo. Eppure non conoscevamo ancora le insidie dell’abitudine e  pensavamo che i silenzi fossero semplici alternative piane, al massimo inclinate. Eravamo così giovani….. Ma ti ho riconosciuto subito. Sei ancora tu, la faccia vagamente familiare di un uomo, appoggiata sopra quella che mi ricordavo. Solo qualche filo d’argento tra i tuoi capelli scuri. Ricordo che ci passavo le mani, quasi a sciorinare parole. Quasi…. Parlare d’amore è così noioso. Ecco, ti volti, mi guardi. Un lampo nella noia del tuo sguardo, io che faccio cenno di sì, tu che non distogli gli occhi. Scuotiamo la testa insieme, e ci sorridiamo. Francesca, lei, non si è accorta di nulla. Il tempo che scatti il semaforo. Il tempo che resta. E poi tu che mi fai l’occhiolino, acceleri e te ne vai. Si, ora sei tu che te ne vai. Sei stato il primo che ho amato davvero, forse. Sono stata la prima che hai amato davvero, forse. Chissà se anche tu ti sei chiesto qual è il confine emotivo fra finzione e verità. Forse siamo ancora moralisti, nel senso migliore del termine. E non ci siamo dimenticati. Come da copione.

 Francesca nella vita mia, Francesca nelle mie coperte, Francesca che non va più via, Francesca con i miei fiori….” (Anna Oxa)

 Il fatto che qua e là la commedia della vita sia faticosa, non significa che non dica la verità “ (Lars Von Trier – “Il grande capo”)

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Resurrection

marzo 27, 2007

Su uno sfondo di  indifferenza il divario si fa segno
nessun calore nessun sogno rimesso ad altro tempo
nessun rito per salvare quelle disdegnate apparenze
alle quali ancora poi chiederei di salvarmi la faccia

E continuo a fingere di andarmene mentre resto qui
sul vecchio palcoscenico con la faccia che mi resta
le parole più spietate che scricchiolano sotto i piedi
e quelle scusabili sulla sedia a fare da protagoniste

Senza volere mi sono distratta e sembrava un attimo
sarebbe bastato un applauso prima di uscire di scena
sarebbe bastata una rosa lanciata ai piedi da un cieco
uno che non vedesse quanto poteva essere grottesco

Senza volere ho desiderato e sembrava tutta una vita
la mia mano che scivolava come una goccia sul vetro
i miei pensieri assetati sulla riva di un oceano di sale
la maschera nuda esposta a qualche occhio sfrontato

Ho vissuto senza dolore in ciò che avete immaginato
ho assorbito il canto sottile delle vostre stanze vuote
salvate per me solo l’ultima dolcezza di uno sguardo
da lontano arriva il latrato di un cane ed è quasi l’alba