Succede che, a volte, sono vuota di parole,
nessun impulso a scrivere, razionalizzare.
Succede che, a volte, sono solo uno sguardo stupito,
muta percezione, cassa di risonanza.
E allora alzo il volume,
finchè lo stomaco e tutte le mie fibre interne vibrano,
finchè il cuore batte allo stesso ritmo delle note.
E allora, sbandando con la mente, divento danza.
Segno, non parola.
Vibrazione che si propaga, inesauribile.
Danza tribale che disegna un cerchio sacro
al centro di quel flusso che sorge incessante
dai primordi ad ora, assolo evocativo, voce nel corpo
struggente, dolente, profonda, solitaria.
E poi, come una squaw,
mi siedo davanti al cerchio di fuoco,
la mia pelle bianca risplende di luna
e le mie note sono quelle di un blues.


