Archivio per Marzo 2005

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Io ballo sola

Marzo 31, 2005

Succede che, a volte, sono vuota di parole,


nessun impulso a scrivere, razionalizzare.


Succede che, a volte, sono solo uno sguardo stupito,


muta percezione, cassa di risonanza.


E allora alzo il volume,


finchè lo stomaco e tutte le mie fibre interne vibrano,


finchè il cuore batte allo stesso ritmo delle note.


E allora, sbandando con la mente, divento danza.


Segno, non parola.


Vibrazione che si propaga, inesauribile.


Danza tribale che disegna un cerchio sacro


al centro di quel flusso che sorge incessante


dai primordi ad ora, assolo evocativo, voce nel corpo


struggente, dolente, profonda, solitaria.


E poi, come una squaw,


mi siedo davanti al cerchio di fuoco,


la mia pelle bianca risplende di luna


e le mie note sono quelle di un blues.

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Comunicare

Marzo 24, 2005


Parole non capite,


smarrite, disorientate, emarginate,


astronavi virtuali della mente


a picco su sé stesse


schegge di ghiaccio


sul limitare di universi paralleli


rosso di pioggia acida in un tramonto


dove tutto è stonatura sensoriale.


 


E parole inappropriate,


leziose, spudorate, ipocrite,


oscena e sterile semenza


vomitata da mostruosi fiori metallici


melma che cola nello spazio vuoto


tra asteroidi mai in collisione


rosso di lune aliene in un tramonto


dove tutto è amaro esilio.


 


Ma almeno le tue parole,


dolcemente inquiete, sono vere


frecce nello spazio pieno


dell’assenza dei tuoi occhi


campi di luce percepibile


eco di sguardo e respiro


rosso di emozione in un tramonto sul mare


furia di colore dove tutto è presenza.


 


 

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Intelligenza?

Marzo 18, 2005

“Se proprio vuoi puoi sederti sulle mie gambe” mi sono sentita dire ieri sera, di ritorno con il piatto in mano dal buffet dell’happy hour trovando bellamente sparapanzato nella mia sedia un elemento piuttosto noto alle serate milanesi, stimato scrittore, che oltretutto mi aveva fatto cadere in terra borsa e cappotto senza essersene minimamente curato. Dopo essere stato elegantemente mandato a quel paese, l’elemento in questione, non pago, mi ha apostrofato così: “Sei un pò str****, ma sei un bel pezzo di mora”. “Ecco, tu invece sei solo un pò str****”" è stata la mia risposta, accompagnata da un bel sorriso. Ora, indipendentemente dal fatto in sè banale, mi chiedo: come può ciò che viene stimata dai più intelligenza, conciliarsi con la supponenza, l’arroganza, l’invadenza, l’indelicatezza, la presunzione? Me lo chiedo spesso…troppo spesso.

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Resta ?

Marzo 14, 2005


Ufficiali di marina, entrambi.


L’altro doveva imbarcarsi su un incrociatore, ma per fatalità quel giorno restò a terra.


Lui si imbarcò al suo posto.


55 chili (su un metro e 86) il suo peso quando tornò dai campi di concentramento nazisti.


Con sé aveva un diario, per obbligarsi a pensare, per razionalizzare il dolore, per trattenere parole, immagini, vita in un posto dove queste cose venivano sottratte insieme alla dignità e ai sogni.


 


25 anni dopo un ospedale. Eravamo ricoverati lì entrambi. Per lui una sentenza spietata.


Ma io non capivo che non sarebbe restato, comunque.


Io ero contenta che fossimo lì insieme.


Quella sera venne l’altro a trovarlo.


Forse era l’unico ad aver capito veramente il significato del verbo restare. Forse gli doveva un favore da 25 anni. Forse, era l’unico che poteva farlo.


Lui, non lo vidi mai più. Quella notte non fu una fatalità, quella notte aveva scelto di non restare.


Avevo 7 anni ed era mio nonno.


Il suo diario è ciò che mi resta.


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Repetita juvant??

Marzo 11, 2005

In totale contrasto con quanto mi hanno insegnato e ripetuto fino alla nausea,


ho imparato che esiste un sentimento umano più forte dell’amore e perfino dell’ossessione:


                                                                          l’orgoglio.


 

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8 Marzo

Marzo 8, 2005

Mi chiamo orizzonti perché questo è ciò di cui ho bisogno e per questo non vorrei mai che l’unico mio orizzonte fosse me stessa o che il mio essere donna fosse una terra di confine.


All’indomani del funerale di un uomo che ha dato la vita per salvare una donna, perché, al di là di ogni politica degli schieramenti, non praticare un po’ di sano understatement femminile?


Anche perché la serata commemorativa si svolgerà in un localino dove per modica cifra di 30 Euro sarà compresa la cena e la presenza di un numero imprecisato di simpatici geni che si faranno spogliare dalle donne presenti.


E io, che non ho mai voluto spogliare nessuno di niente, che farò?


Io, che quando mi trovo davanti una pelle nuda vorrei prima di tutto che fosse lì solo per me e soprattutto che avesse qualcosa da dirmi….. Non c’è orgoglio né memoria in tutto ciò. La mia memoria oggi è per un uomo che ha dato la vita per una donna. E il mio orgoglio non è in un ghetto perché c’è troppo cielo all’orizzonte.

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- nessun titolo -

Marzo 7, 2005

Da: “Signore e signori” di Alan Bennet


 


“Maureen cerca di incoraggiarmi a leggere. Per scoraggiarmi a scrivere, suppongo.


Dice che i libri allargherebbero i miei orizzonti.


Mi porta dei romanzi, ma non mi convincono: cioè, quando qualcuno in un romanzo dice una cosa tipo:”Non sono mai stato coinvolto in un disastro aereo” sai già che cinque minuti dopo si schianterà. Dice che i treni non deragliano mai e zàcchete, un treno deraglia. Bisogna dirlo per fare andare avanti la storia.


Perciò, se l’eroina dice:”Credo che non sarò mai felice” puoi scommetterci la camicia che la felicità l’aspetta dietro l’angolo. E’ la regola dei romanzi.


Invece nella vita una può dire che non sarà mai felice e non essere mai felice e dirlo non fa uno straccio di differenza. E’ la regola della realtà.


A volte mi sorprendo a pensare che andrà meglio la prossima volta. Ma ormai è fatta. A me è andata così”

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Finchè rabbia non vi separi……

Marzo 7, 2005

Sangue e cenere, come lava, rigano le guance.


Nera incandescenza di magma e rabbia, l’essenza di questo dolore.


 


Chi capirà la solitudine, in una vertigine sull’orlo del cratere?


Chi capirà l’immobilità, in una paura


alla quale non si può dare il nome di rispetto?


Chi capirà il disprezzo, in un’offerta di indifferenza agli sputi?


Chi capirà la vergogna, in un’agonia di piedi e mani,


volontariamente inchiodati ad una croce


in nome della salvezza di nessuno?


 


E c’è ancora chi, allo sbando in una serata qualunque


ha il coraggio e l’impudenza di dire


che ho uno sguardo che inchioda, per dolcezza.


 


Scontato, melenso e fugace incantesimo di rimmel.


Guardami  bene…..

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Dell’amore

Marzo 3, 2005

DA: “GIRLS” di Nick Kelman


“Forse una volta avevi un cane. Forse gli volevi molto bene. E probabilmente lui te ne voleva anche di più. Forse ci giocavi tutti i giorni. Forse gli insegnavi istruzioni di tutti i tipi. Forse ti faceva sorridere ogni volta che tornavi a casa, per quanto la tua vita andasse di merda. Forse era davvero disposto a dare la vita per te, senza esitazioni. Ma a volte, quando gli davi da mangiare, non riuscivi a fare a meno di pensare che tutto il vostro rapporto si basava solo su questo. Che, se in qualche modo fosse stato lui a decidere dove e quando e cosa mangiavi, saresti stato tu quello che dormiva per terra, che si teneva un osso in equilibrio sul naso finchè lui non diceva “ok”, quello che si accovacciava quando lui diceva “implora”. Se una volta hai avuto un cane, a volte non riuscivi a fare a meno di pensarci”

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La maschera del vento

Marzo 1, 2005

Siediti qui con me a guardare le nuvole e a respirare spazi immensi di silenzio, in questa giornata verniciata di un cielo metallico e pesante. Dimmi, come stai? E dimmi, quale racconto ci accomuna? Il vicino è l’inferno, disse Sartre. E tu, dov’eri tu nelle mie notti d’inverno? Ora che arrivi senza le tue parole di appassionata indifferenza, oscuro e alieno come una sconfitta, mi volto per affondare le mani nella terra di nessuno dei tuoi occhi e mi accarezza quel vento che stempera i tuoi lineamenti in un suo soffio, che li disperde in un suo sospiro inquieto. Ma tu, mistero e maschera del mondo, col tuo volto impassibile e un pò triste, resta qui con me a guardare le nuvole. Il resto è memoria.