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Alla neutra inconsistenza dei tuoi baci di carta
e alle mie “rughe un po’ feroci sugli zigomi”*
Al mio stare sospesa sopra questo superficiale
interstizio tra me e la mia assenza, ascoltando
di quei “mille violini suonati dal vento”*
accovacciata a ridosso di una sottile apparenza
dove il mio sguardo rischia ancora di infrangersi.
A questa voglia di scansare, con fluido distacco,
“rumori e corpi attutiti e gocce che provano
a bagnarmi dentro”* come lacrime mentre piove.
Alla risposta che vorrei non avere se mi chiedo
quand’è che una bambina ha perso l’innocenza.
E scusami se adesso rido, con delicata dolcezza,
di un silenzio necessario che non so raccontarti.
“Ci provi lo specchio, a inghiottire nella sua acqua cupa
non l’apparenza, ma il volto, che l’assenza sciupa”*
*In ascolto, nell’ordine di LucioDalla, Carmen Consoli, Ligabue, Paolo Conte.