Archivio per Settembre 2005

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Prospettive n. 2

Settembre 22, 2005

 

Sebastiano ha un bel bernoccolo in testa.

Sebastiano sbocconcellava giulivo e soddisfatto il suo pezzo di focaccia appena sfornato ed ha sbattuto contro lo specchietto retrovisore di una macchina.

Sebastiano ha cinque anni ed ha già imparato una lezione fondamentale:

 Si va sempre a sbattere contro il passato

 ….e di nuovo le epifanie…..

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Prospettive

Settembre 19, 2005

Letto ieri sera su un muro passeggiando nei dintorni di  Porta Genova a Milano:

  Il futuro non è più quello di una volta .

….. ho pensato alle Epifanie di Joyce……

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La donna delle pulizie di Orizzonti….

Settembre 15, 2005

….. Che poi, alla fine, rimarrà

 solo quello che abbiamo visto 

 

 sotto le lenzuola inamidate

 di questi letti ormai sfatti

 e il buio intorno….

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Su richiesta di Avrei Voluto….concerto di Ligabue

Settembre 13, 2005

Risalgo con gli occhi da un bicchiere di birra, oltre la stanchezza, oltre me stessa, oltre la gente, più su di quanto mi aspettassi, di quanto volessi….e la sera si è già diffusa intorno, con la sua magìa. La spiaggia umana di corpi distesi pigramente a terra si sta trasformando in un groviglio serrato e vivo che balla, chiacchera, fuma, ride. Mi faccio largo a fatica, con le gambe e la borsa già pesanti, come il mio stato d’animo e i miei pensieri, che mi seguono spietati. E poi il primo accordo che si diffonde nell’aria come una scarica elettrica, una costellazione di riflettori che si accendono e lui, con la sua chitarra a tracolla, i capelli ribelli e quella strana faccia da indiano, proiettata su tutti gli schermi, forte e nostrana come un bicchiere di Lambrusco. Lui, senza pretese e senza vanità, che sembra messo lì per caso, come in un bar di periferia, vero e semplice come la sua terra. E siamo già dentro Il giorno dei giorni, fatto per vivere attimi e secoli, lacrime e brividi. La sua voce, profonda e sensuale, è già come se fosse la mia, femmina come la voce… mi ci ritrovo, catapultata al centro di me stessa, sta dicendo a me… femmina come la vita, femmina come sai, femmina come puoi. Sorrido, sorride questa vita, nonostante tutto, questa vita dove nessuno ha mai pagato per me, sorride questa consapevolezza riflessa negli occhi sensibili e intelligenti di un amico che ho davanti, sorride la gente intorno, nel silenzio che lui ci sta chiedendo per un pezzo bellissimo, Sono qui per amore, dedicata al popolo di New Orleans. Duecentomila occhi di silenzio moltiplicati da un brivido, la musica si trasforma in energia allo stato puro… tre ore sono già passate e siamo un unico corpo che balla sul mondo. Duecentomila come in una serata a pane e salame tra amici. E lui, che sta già stappando un’altra bottiglia e sa regalarci queste Certe notti, che la strada non conta e quello che conta è sentire che vai, queste certe notti in cui la radio che passa Neil Young sembra aver capito chi sei.

Ciao Luciano, ci vediamo da Mario…casomai.

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Dedicato

Settembre 8, 2005

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Alla neutra inconsistenza dei tuoi baci di carta 

e alle mie “rughe un po’ feroci sugli zigomi”*

Al mio stare sospesa sopra questo superficiale

interstizio tra me e la mia assenza, ascoltando

di quei “mille violini suonati dal vento”*

accovacciata a ridosso di una sottile apparenza

dove il mio sguardo rischia ancora di infrangersi.

A questa voglia di scansare, con fluido distacco,

rumori e corpi attutiti e gocce che provano

a bagnarmi dentro”* come lacrime mentre piove.

Alla risposta che vorrei non avere se mi chiedo

quand’è che una bambina ha perso l’innocenza.

E scusami se adesso rido, con delicata dolcezza,

di un silenzio necessario che non so raccontarti.

 

Ci provi lo specchio, a inghiottire nella sua acqua cupa

non l’apparenza, ma il volto, che l’assenza sciupa”*

 

*In ascolto, nell’ordine di LucioDalla, Carmen Consoli, Ligabue, Paolo Conte.

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Parole di assenz – io

Settembre 1, 2005

Dopo il primo bicchiere, si vedono le cose come si vorrebbe che fossero. Dopo il secondo bicchiere, si vedono le cose come non sono. Infine, si vedono le cose come realmente sono.

 

Oscar Wilde, parlando dell’assenzio…

 E dire che ce lo avevano insegnato. Fin dalla scuola materna, quando ancora non eravamo in grado né di leggere né di scrivere. Il bambino alla tua sinistra ti sussurrava una parola all’orecchio e tu dovevi a tua volta sussurrare all’orecchio del bambino alla tua destra quello che avevi capito. E così fino alla fine del cerchio. Praticamente non arrivava mai, alla fine, la parola originaria. Eppure, in rari casi, sorprendentemente e come per magia, dopo essere stata stravolta nei vari passaggi, la parola originaria riacquistava il suo senso, per caso.

A volte, le parole riacquistano un senso, per caso…o per magia.