Archivio per Ottobre 2005

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Pesci pagliaccio azzurri

Ottobre 28, 2005

Camminavo in equilibrio sulla tua voce,

ti ho sorriso per un attimo e mi sono tuffata 

 nelle mie molteplici e segrete profondità.

 Quando non ho visto più la luce filtrare

mi sono voltata indietro e ti ho visto.

Mi seguivi guardingo ma  nuotando sciolto

e lì,  a più di 2ooo leghe di profondità

ho capito che conoscevi anche tu gli abissi

ho osservato il tuo corpo in  trasparenza

e ho visto nel buio la tua luce iridescente

In quel “voglio essere felice almeno un po’”

brillavano le tue lacrime di corallo.

Adagiati sul fondo, immobili e silenziosi

ci siamo guardati,  e non c’era nessuno.

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- nessun titolo -

Ottobre 28, 2005

"Finora tu hai perso molte cose. Molte cose preziose.
Il problema non è sapere di chi è la colpa.
Il problema è che tu attaccavi sempre
qualcosa di te a tutte le persone che perdevi.
Non avresti dovuto.
Avresti dovuto tenere qualcosa da parte per te,
invece di lasciarla andare via con il resto.
Così ti sei consumato a poco a poco.
Perchè? Perchè l’hai fatto?"

 Haruki Muratami – “Dance, dance, dance”

 Listening to: Vinicio Capossela – L’indispensabile

Esco da me
in tutto non m’amavo granché
il nanomi guarda felice
non sa quel che dice
e se la canta per sè

tutta per me
la giostra di Zampanò tace
e gira con gli occhi di brace
il cavallo di Troia
che alla zingara piace

Rido perchè
non ho più mal
non ho più da pensar
fuggo da me

non basta amar mi vengano a cercar

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(Di)strazio(ne)

Ottobre 27, 2005

Pattino spietata e incurante

Sopra il ghiaccio friabile

Di una seducente indifferenza

Con preciso taglio di lama

graffio la levigata superficie

Di legittime distanze

tese tra sogno e memoria

volteggio a riflettori spenti

in un angolo ventoso del cuore

mai al riparo da desideri lisi

che portano ancora in serbo

sguardi e parole da spargere

sulla riva di un furtivo disgelo.

Basterà lasciarsi cadere,

per distrazione,  dentro occhi

che solo sappiano vedere.

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Frontiere

Ottobre 19, 2005

Improbabile e un pò forzato

condividere l’orlo di un bicchiere

che sappiamo non ci terrà a galla

in questa notte liquida e scivolosa

 

Labile e un pò scontato

osservare il riverbero di un desiderio

in quest’attimo di curioso abbandono

che insidioso impiglia i pensieri

 

Improvviso e un po’ impensato

lasciarsi trafiggere da un brivido

sulla frontiera spoglia delle tue labbra

al margine di uno strapiombo taciuto

 

Con dolcezza, in quella terra di nessuno

hai diviso con me le tue ultime sigarette.

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OSPITANDO- PAROLE NON MIE, MIE, NON MIE, MIE, NON MIE?

Ottobre 17, 2005

Il suo essere frontiera,

tra il suonare e l’amare e l’amare…

E’ nella frontiera che ci troviamo bene

noi figli di Odisseo, oppure di Asmodeo.

Dell’Ebreo Errante.

Condannati a percorrere i sentieri del mondo,

o anche solo dei mondi

della nostra immaginazione

territori da non prendere alla leggera,

in ogni caso, o di quelli altrui.

Camminare o correre,

a seconda dei casi

sui pendii delle aspettative

o i burroni delle promesse.

Fino alle vette della nostra ambizione.

Che, se ci guardiamo dentro

non riguarda i beni,

la carriera o la ricchezza.

Magari lo capiamo col tempo

che le nostre aspirazioni

sono intangibili a momenti

come le Purple Haze di Jimi Hendrix

oppure determinate come un monolite;

anche quando sembrano irrangiungibili

come la tag di un graffitaro,

sopra la cisterna dell’acquedotto cittadino.

…A passo di una milonga vacillante,

ma passionale…..

* Autore: Lipo (www.drittonegliocchi.splinder.com)

Grazie….

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Metafisica dei piedi

Ottobre 13, 2005

"ma cosa devo fare allora?" -"danzare" rispose "continuare a danzare, finchè ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perchè. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. Un passo dopo l’altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano" Alzai gli occhi e guardai la sua ombra sul muro. – "danzare è la tua unica possibilità" continuò "devi danzare, e danzare bene. tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta. Se lo fai, forse anch’io potrò darti una mano. Finchè c’è musica, devi danzare!"

Haruki Murakami  “Dance, Dance, Dance”

E allora mi avrai, verde milonga che sei stata scritta per me

Per la mia sensibilità, per le mie scarpe lucidate….

 Per il mio tempo e il mio gusto

 Mi avrai,verde milonga inquieta

 Che mi strappi un sorriso di tregua ad ogni accordo

 Mentre fai dannare le mie dita

 Io sono qui, sono venuto a suonare,

 sono venuto ad amare e di nascosto a danzare

 e ammesso che la milonga fosse una canzone

 ebbene io l’ho svegliata e guidata ad un ritmo più lento

 così la milonga rivelava di sé molto più di quanto apparisse

 il suo essere di frontiera, una verde frontiera

 tra il suonare e l’amare…

 da inseguire sempre, da inseguire ancora,

 fino ai laghi bianchi del silenzio

 Paolo Conte “Una verde milonga” 

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Marciapiedi sull’orlo della notte

Ottobre 1, 2005

Scivolando tra le luci della città

mi sento stranamente assente di te

 ripercorro sensazioni impercettibili

osservo un barlume di solidità precaria

sapientemente appoggiata sul tavolo

tra  una paella e un Muller Thurgau

e le tue parole adagiate sui miei occhi.

Sì, hai ragione, avremmo forse potuto

parlarne tutta la notte e poi all’alba

seduti sul bordo di un marciapiede

la cravatta snodata, i capelli sciolti

i vestiti come i pensieri stropicciati

sulla soglia incerta del mattino

percepire nell’attimo di uno sguardo

in equilibrio su un bacio non dato

che alla fine il bisogno è solo quello

di sapere che si è in grado di amare

di comporre poesia in un mattatoio

nonostante tutto e magari niente altro

che la calda e profumata fragranza

di una brioche appena sfornata

che si può ancora mangiare all’alba

la schiena incurantemente appoggiata

contro l’intonaco scrostato di un muro

appena prima di guardarsi andare via.