Questa è per te, che in silenzio bevi essenze e respiri spazi mentre io, nei miei perpetui ritorni, mi ributto a capofitto nel traffico delle parole, mi intossico di atmosfere delimitate e ingurgito catini di frasi di risciacquo. Cosa mi fa credere che il dire sia ancora ciò di cui ho bisogno? Me lo chiedevo prima, svuotando la valigia, il non detto tra le mani, da riporre nei cassetti e il sacchetto di ciò che è stato detto e ridetto che gira nella lavatrice. Io ti vedo, autentico e umile in cima ad un monte e ti chiedo scusa, ora, per aver scavato il tuo cuore con la disperata incoscienza delle mani nude, per aver strizzato fino all’ultima goccia il miele e l’assenzio che ne uscivano e poi per aver steso le mie parole al sole con quella frivolezza di donna e quell’avventatezza di bambina, per quel misero e impuro desiderio di abbagliarti di colore e candore.
Io, lo sai, ho sempre creduto ad ogni lepre uscita da ogni cappello.
Sapessi invece, come te, correre nei boschi…..
