Su uno sfondo di indifferenza il divario si fa segno
nessun calore nessun sogno rimesso ad altro tempo
nessun rito per salvare quelle disdegnate apparenze
alle quali ancora poi chiederei di salvarmi la faccia
E continuo a fingere di andarmene mentre resto qui
sul vecchio palcoscenico con la faccia che mi resta
le parole più spietate che scricchiolano sotto i piedi
e quelle scusabili sulla sedia a fare da protagoniste
Senza volere mi sono distratta e sembrava un attimo
sarebbe bastato un applauso prima di uscire di scena
sarebbe bastata una rosa lanciata ai piedi da un cieco
uno che non vedesse quanto poteva essere grottesco
Senza volere ho desiderato e sembrava tutta una vita
la mia mano che scivolava come una goccia sul vetro
i miei pensieri assetati sulla riva di un oceano di sale
la maschera nuda esposta a qualche occhio sfrontato
Ho vissuto senza dolore in ciò che avete immaginato
ho assorbito il canto sottile delle vostre stanze vuote
salvate per me solo l’ultima dolcezza di uno sguardo
da lontano arriva il latrato di un cane ed è quasi l’alba


