Archivio per la categoria ‘Generale’

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Il senso

Aprile 22, 2008

 

La  strada  tutt’intorno è liquida stasera

da potersi sottovoce mescolare al mare

stemperare desideri  senza nulla sapere

composta negligenza di  lieve esternare

a latere di  un tuo  sguardo provvisorio

sfuocato come un errore di valutazione

lì dove a stento tu ti lasci approssimare

mi rapisce una sfumatura sulla tua pelle         

che audacemente insinua un’intenzione

poi dolcemente s’addormenta di quiete.

 

 

Considerare un oggetto in immagine significa potersi distanziare dalla determinatezza del darsi percettivo dell’oggetto stesso e variarne le vedute, i profili, le prospettive.  L’immagine finisce così per favorire attività cognitive specifiche che differiscono sia dalla percezione sia dall’intellezione: moltiplicando le prospettive a partire dalle quali è intenzionato l’oggetto, la coscienza riesce a superare i vincoli della percezione ( a cui spetta comunque un primato in quanto incontro in carne e ossa con il fenomeno) e ad aprirsi al più chiaro coglimento dell’essenza del fenomeno intenzionato, da un lato, e alla dimensione della possibilità e del “come se” dall’altro.

(MAURICE MERLEAU-PONTY)

 

 

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Soggetti smarriti

Marzo 3, 2008

Mi guardo allo specchio e sempre mi vedo sottintesa
ancora non saprei decifrarmi soltanto per sentito dire
con tutta quella vita intatta in attesa dietro gli angoli
e le valigie sulla soglia ancora a portata di nostalgia

io sono il soggetto smarrito di un pensarvi illimitati
di tutte le cose che ho perso ho preservato il vedere
lo sguardo un po’ stupito là dove accelera il respiro
una zingara divertita legge il presente sotto la pelle

Voi credete di legarmi tra dita bagnate da succhiare
vi limitate a introdurvi sottraendovi a mille assenze
immaginate flutti di infinito tra i rigagnoli del cuore
vi masturbate ciechi sul riflesso di un corpo disteso

non sarà il dolore oggi a salvarmi dalle sue carezze
si prega con le ginocchia e non con false intenzioni
io a un diavolo crocefisso darò un’anima da asporto
occhi come ferite di chi ha saputo perdere qualcosa

Avrei solo voluto non dovermi/vi mai commiserare
Avrei solo voluto non dovervi amare in dissolvenza

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Memories-Santa Croce

Ottobre 8, 2007

“Pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo
che appartengono così a qualcuno,
che qualcuno ha nel sangue e nessun altro sa”
(Cesare Pavese)

E alla fine riprendere l’ultimo treno quasi fosse il destino
la vita lasciata alla sete e ad un tramonto su Ponte Vecchio
nell’eroico coraggio del viaggio una sbavatura di nostalgia
dove non possono le mani e dove i piedi non lasciano scia
io sono il letto di un fiume che lentamente scivola altrove
la mia pelle lambisce gli argini e morbidamente si dipana
e la tua mano a pelo d’acqua forse conosce i miei approdi
due spanne sotto lo sguardo io sono frammento e memoria
sono il composto silenzio e il marmo secolare della piazza
muta venere di alabastro vestale di un tempo ormai scaduto
in questa sera indenne vesto la griffe della mia leggerezza
il tuo strano modo di camminare lo ricalcherò poi a matita
per essere capace di raccontarlo fra dieci e vent’anni ancora
ma a sorpresa mi rapisce l’incalzare di questo tempo nuovo.

“L’amore, l’amicizia e la lealtà devono essere trattate con mistero.
Se ne dovrebbe parlare solo in rari momenti di confidenza e
intendersi di proposito sotto silenzio.
Certe cose sono troppo delicate per essere pensate,
piu’ ancora perché se ne parli”
(Novalis – Frammenti)

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Francesca

Settembre 10, 2007

Sei veramente tu, ma questa è bella poi, non sei cambiato no, solo un po’ ma lo sai

(Anna Oxa, “Francesca”, 1985)

Lei mi guarda, distratta, al semaforo. Strana donna, a pensarci. Ha stracciato le mie foto a pezzettini ed ora quello sguardo vuoto. Come si dimentica in fretta ciò che fa paura. Ecco come si finisce poi. Troppa fretta in quel suo volere. La sua antica docilità trasfigurata in rabbia. Chissà per cosa state litigando. Proprio tu, che pensavi di salvarti in un matrimonio senza amore, eccoti lì, a urlare e sferrare pugni sul volante di una macchina costosa. Anche tu ridotto a desiderare, come tutto, come tutti.  Proprio tu, che ti eri così saggiamente limitato a ciò che ti pareva possibile. Ma io non sono tipo da inventari, tu lo sai, e non ho più l’età per muovere obiezioni. L’età…. Credimi, che col tempo ti ho capito. Chissà se tu capiresti quello che, in parte, sono diventata io. Solo in parte. Me ne andrei ancora, sai, in nome di quel figlio del quale non ho mai saputo il nome. Quel tuo bambino che pensavo non ci meritasse. Sarà un uomo, ora. Si. Ventidue anni. E ti lascerei ancora totalmente a lei. Solo, adesso, lo farei senza convinzione. E chissà poi come ci stai tu, ora, sotto il cielo opprimente di questa città senza mare alla quale dicevi non ti saresti abituato mai. Proprio tu, che già allora sapevi il dolore di stare tra terra e cielo. Eppure non conoscevamo ancora le insidie dell’abitudine e  pensavamo che i silenzi fossero semplici alternative piane, al massimo inclinate. Eravamo così giovani….. Ma ti ho riconosciuto subito. Sei ancora tu, la faccia vagamente familiare di un uomo, appoggiata sopra quella che mi ricordavo. Solo qualche filo d’argento tra i tuoi capelli scuri. Ricordo che ci passavo le mani, quasi a sciorinare parole. Quasi…. Parlare d’amore è così noioso. Ecco, ti volti, mi guardi. Un lampo nella noia del tuo sguardo, io che faccio cenno di sì, tu che non distogli gli occhi. Scuotiamo la testa insieme, e ci sorridiamo. Francesca, lei, non si è accorta di nulla. Il tempo che scatti il semaforo. Il tempo che resta. E poi tu che mi fai l’occhiolino, acceleri e te ne vai. Si, ora sei tu che te ne vai. Sei stato il primo che ho amato davvero, forse. Sono stata la prima che hai amato davvero, forse. Chissà se anche tu ti sei chiesto qual è il confine emotivo fra finzione e verità. Forse siamo ancora moralisti, nel senso migliore del termine. E non ci siamo dimenticati. Come da copione.

 Francesca nella vita mia, Francesca nelle mie coperte, Francesca che non va più via, Francesca con i miei fiori….” (Anna Oxa)

 Il fatto che qua e là la commedia della vita sia faticosa, non significa che non dica la verità “ (Lars Von Trier – “Il grande capo”)

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Resurrection

Marzo 27, 2007

Su uno sfondo di  indifferenza il divario si fa segno
nessun calore nessun sogno rimesso ad altro tempo
nessun rito per salvare quelle disdegnate apparenze
alle quali ancora poi chiederei di salvarmi la faccia

E continuo a fingere di andarmene mentre resto qui
sul vecchio palcoscenico con la faccia che mi resta
le parole più spietate che scricchiolano sotto i piedi
e quelle scusabili sulla sedia a fare da protagoniste

Senza volere mi sono distratta e sembrava un attimo
sarebbe bastato un applauso prima di uscire di scena
sarebbe bastata una rosa lanciata ai piedi da un cieco
uno che non vedesse quanto poteva essere grottesco

Senza volere ho desiderato e sembrava tutta una vita
la mia mano che scivolava come una goccia sul vetro
i miei pensieri assetati sulla riva di un oceano di sale
la maschera nuda esposta a qualche occhio sfrontato

Ho vissuto senza dolore in ciò che avete immaginato
ho assorbito il canto sottile delle vostre stanze vuote
salvate per me solo l’ultima dolcezza di uno sguardo
da lontano arriva il latrato di un cane ed è quasi l’alba

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Donne

Marzo 8, 2007

"Non volevo nessun fiore

Volevo solo stare stesa con i palmi rivolti in alto

ed essere tutta vuota"

(Sylvia Plath)

 

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Pedaggi

Febbraio 27, 2007

Manichini di poco talento

a bordo di un atto di fede

attraversiamo prospetttive

senza cintura di sicurezza

Gli entusiasmi superficiali

sempre in attesa di sponsor

camuffano esausti desideri

di un’abusata marcia in più

Insetti brulicanti ai semafori

brandelli di storpia umanità

deridono quei falsi tormenti

che indossiamo senza pudore

Qui ci sono io e questa voglia

di premere forte l’acceleratore

e schiantarmi silenziosamente

sull’opalescenza della tua pelle

Qui tu sei la voglia di sterzare

e farti strada tra le mie fessure

esplorare le mie terre straniere

in pace da tutto questo andare

E poi il desiderio di una strada

di parole spogliate ed essenziali

inclementi come carne esposta

o misericordiose come i silenzi.

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Purezza

Gennaio 18, 2007

E se anche fossimo questo andare per poi tornare

come incertezza di marea che si sporge sulla vita

con la testa rovesciata in avanti e il collo indifeso

Se fossimo la semplice dolcezza delle mani nude

questo stremarsi contropelle in giorni annebbiati

lasciando i vestiti sull’ ingresso dei nostri labirinti

Se anche fossimo questi occhi segnati dalla pelle

graziati dalle unghie che ancora graffiano i  silenzi

sospesi sulla vita per non farsi mordere dai sogni

Fossimo una sfumatura sulla sabbia e tra le mani

un’emozione stagliata sulla ringhiera della notte

un fremito confuso appena prima di inedite albe

saremmo salvati dal battito d’ali di una colomba.

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Boarding card

Dicembre 11, 2006

Ad occhio nudo sopra le nuvole svaniscono attimi e parole
desideri infuocati si stemperano in impalpabili lontananze  
abusate inquietudini avviliscono oltre rarefatte incertezze.

Immagina un’orchestra, sì qui, a diecimila metri d’altezza
sta suonando solo per te, ora,  perché tu la vuoi ascoltare
in questa limpida tranquillità, dentro questa soffice pace,
dove neanche un abbraccio potrebbe più essere un rifugio.

Ma tornerò, lo sai, planando leggera su uno sguardo velato
attratta dal fruscio di un sentire ancora incerto di accadere
dirottando un silenzio che non sappiamo chiamare respiro.

“Trova un posto dove si vede il cielo
e respira.”
(Cristina Donà)

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Buongiorno

Novembre 7, 2006

Non credo mi troveresti  adesso

nelle pieghe buie e più sgualcite

di queste mie parole d’occasione

al cuore lo sai  talvolta si arriva

passando per il profumo di caffè

agli sgoccioli di notti stravissute

nel rumore dei passi sull’asfalto

a lato di saracinesche abbassate

che ci fosse un’altra vita ancora

avresti queste estremità in sorte

per camminare e sentire e amare

in notti infreddolite e condivise

io sono nata dove il vento ormai

non porta più il profumo dei fiori

eppure tu  sai  vedermi bambina

se resto ferma ma guardo lontano

anch’io stanotte vedo un bambino

in quella risata sfuggente e sottile

che ti riemerge a tratti negli occhi

come un raggio di luna nel pozzo

e proprio tu fammi ridere ancora

di un uomo che non ha piu’ colpa

strangolato in un angolo del muro

io continuerò a muovermi adagio

sul tuo mare di riflessi d’argento

e amerò quel tuo silenzio stellato

fino a  là dove finisce il passato