Archivio per la categoria ‘Senza Categoria’

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Corrisposto

Marzo 3, 2008

Sempre insieme, eternamente divisi;
finchè il sole sorgerà e tramonterà,
finchè ci saranno il giorno e la notte,
per tutto il tempo
che sarà loro concesso di vivere
(Lady Hawke)

Sono morto così tante volte che a stento mi ricordo di me
tra due lembi di pelle intrecciavo strette le reti dei silenzi
per occultare la strada che scende ripida fino al rimpianto
mentre lo spazio arido dell’altrove sterminava le illusioni

ti prego, voglio solo dormire adesso

le labbra strette di lacrime o forse erano solo altre parole
a sbiadire tutta la solitudine riversa sul ciglio di un’attesa
bevevo sola mentre perdevo l’amore a un tavolo da gioco
ma sognavo di toccare il tuo ventre di abissi e di silenzio

sconfini ancora, come in un tramonto

nei carrugi di un’assenza dove un abbraccio non è rifugio
disseminiamo con rabbia il folle coraggio della dolcezza
questa nostra storia che brucia in gola come carta vetrata
le tracce ancora tra le mani e dentro questi confini incerti

la vita ha il suo modo di farsi sentire

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- nessun titolo -

Marzo 7, 2005

Da: “Signore e signori” di Alan Bennet


 


“Maureen cerca di incoraggiarmi a leggere. Per scoraggiarmi a scrivere, suppongo.


Dice che i libri allargherebbero i miei orizzonti.


Mi porta dei romanzi, ma non mi convincono: cioè, quando qualcuno in un romanzo dice una cosa tipo:”Non sono mai stato coinvolto in un disastro aereo” sai già che cinque minuti dopo si schianterà. Dice che i treni non deragliano mai e zàcchete, un treno deraglia. Bisogna dirlo per fare andare avanti la storia.


Perciò, se l’eroina dice:”Credo che non sarò mai felice” puoi scommetterci la camicia che la felicità l’aspetta dietro l’angolo. E’ la regola dei romanzi.


Invece nella vita una può dire che non sarà mai felice e non essere mai felice e dirlo non fa uno straccio di differenza. E’ la regola della realtà.


A volte mi sorprendo a pensare che andrà meglio la prossima volta. Ma ormai è fatta. A me è andata così”

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Dell’amore

Marzo 3, 2005

DA: “GIRLS” di Nick Kelman


“Forse una volta avevi un cane. Forse gli volevi molto bene. E probabilmente lui te ne voleva anche di più. Forse ci giocavi tutti i giorni. Forse gli insegnavi istruzioni di tutti i tipi. Forse ti faceva sorridere ogni volta che tornavi a casa, per quanto la tua vita andasse di merda. Forse era davvero disposto a dare la vita per te, senza esitazioni. Ma a volte, quando gli davi da mangiare, non riuscivi a fare a meno di pensare che tutto il vostro rapporto si basava solo su questo. Che, se in qualche modo fosse stato lui a decidere dove e quando e cosa mangiavi, saresti stato tu quello che dormiva per terra, che si teneva un osso in equilibrio sul naso finchè lui non diceva “ok”, quello che si accovacciava quando lui diceva “implora”. Se una volta hai avuto un cane, a volte non riuscivi a fare a meno di pensarci”

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La maschera del vento

Marzo 1, 2005

Siediti qui con me a guardare le nuvole e a respirare spazi immensi di silenzio, in questa giornata verniciata di un cielo metallico e pesante. Dimmi, come stai? E dimmi, quale racconto ci accomuna? Il vicino è l’inferno, disse Sartre. E tu, dov’eri tu nelle mie notti d’inverno? Ora che arrivi senza le tue parole di appassionata indifferenza, oscuro e alieno come una sconfitta, mi volto per affondare le mani nella terra di nessuno dei tuoi occhi e mi accarezza quel vento che stempera i tuoi lineamenti in un suo soffio, che li disperde in un suo sospiro inquieto. Ma tu, mistero e maschera del mondo, col tuo volto impassibile e un pò triste, resta qui con me a guardare le nuvole. Il resto è memoria.