Archivio per la categoria ‘Senza nemmeno guardare per terra’

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19 centimetri

Dicembre 5, 2008

Lontani non piu’ del tempo e dello spazio di quel giocare ad immaginarsi
Un desiderio sfiora i pensieri, gocciola tra le dita e già grazia le distanze
Una farfalla sbatte le ali leggera, su corpi appena tracciati in controluce

Intimità parlarsi da vicino e una sfumatura felina che indugia sottopelle
Poi spogliarsi lentamente di ogni via di fuga prima ancora che dei vestiti
E restare solo per ascoltare  tutta la dolcezza di  una resa a mani  nude

Il respiro si accorcia, una mano si insinua, la voce seducente accarezza
Esistere per un momento nella terribile vertigine di un brivido a spirale
Entrarsi nel buio degli occhi e nemmeno l’odore a indicare il cammino

Lei a succhiarsi le dita riflessa dentro un suo sguardo antico di bambina
Lui la sua bocca sincera a suonarle nel respiro le vibranti note di un jazz
Il cantastorie cieco all’angolo della via giura che si tenevano per mano

Guarda che luna stasera, guarda che storia da narrare, ricordare, sognare
Se non fosse per quei centimetri rossofuoco, quel segnale lì, sotto i vestiti

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Prospettive

Dicembre 3, 2006
 
"Mi chiamano Agrado perché per tutta la vita ho sempre cercato di rendere la vita gradevole agli altri… oltre che gradevole sono molto autentica.[…] Quello che stavo dicendo è che costa molto essere autentica signora mia… e in questo non bisogna essere tirchie, perché una più è autentica quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa".  (dal film Tutto su mia Madre – Almodovar)
 
Dicono che i miei post li può capire solo una persona alla volta. E in parte è vero. In questo caso c’è una tra voi che saprà qual è il primo filo che ho tirato. Ma io credo che capire, spesso, sia solo un’ipotesi della mente. Capire per me invece ha sempre fatto rima con sentire….. sulla pelle, nell’anima. Ho sognato di sentire. Si, lo so che non sono originale,  lo so che l’aveva già detto Democrito prima di me (molto prima, se si pensa che era il v sec. a.C.) e molti altri a seguire. Ma il modo in cui io sento, ecco, questo, è l’unica cosa, qui, che ho da offrire, a te.  Occhi per vedere e mani per sentire, questo siamo.
 
E’  la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più".  (dal film Matrix)
 
Avrei detto che scrivevo per me stessa, c’è chi dice che si ami per sé stessi. Non so dire come accade. E non lo so prevedere. A un certo punto un sentire confuso e aggrovigliato si fa parola, si fa gesto. Per necessità. Perché noi, animali rari destinati a condividersi, per sopravvivere abbiamo bisogno di raccontarci storie.  Ho sognato di amare. Con le parole, con la pelle, con l’anima.  Se mi senti lo chiedo più spesso fuori da un letto. Ecco il senso.
«… Se metto una mano nell’acqua… Lei si immagina? Qualcosa che comincia qui e finisce al Cairo, o a Tripoli, o a Tangeri, dove potrebbe esserci qualcun altro sulla riva, anche lui con le mani in acqua… Sì, credo che sia questo il mio modo di viaggiare…»  (Daniele Del Giudice, Lo stadio di Wimbledon)
Sono questa voglia di viaggiare, niente più. Era questo che cercavo di spiegare in quella città straniera. Le linee parallele sembra si incontrino all’orizzonte. I pittori lo sanno. Ho bisogno di costruire modelli semplificati del mondo,  ho bisogno di immaginare. Il mio scheletro è un’immagine, un mucchietto di parole, uno sguardo, una semplice emozioni. Sai, io  ho sempre pensato di essere senza né arte né parte, eppure  c’è  chi mi ha detto “sei un’opera d’arte in movimento”, e io ho pensato di non saper vedere al di là di questa voglia di dare ho sentito di amare i suoi occhi e le sue mani. Lo so, non c’entra, ma credimi, è la mia idea di prospettiva.  Il punto di incontro tra passato e futuro, tra ciò che non sono e ciò che avrei potuto essere, tra ciò che posso essere e ciò che tu sei stato e sarai. Siamo traiettorie sulla linea del tempo. E siamo le impronte che lasciamo avanzando. Niente di più, ma neanche niente di meno. Una cosa da niente, il sentire, una cosa che si può anche grattare via, volendo. O scordare, come un sogno.
……La luna è liquida stasera. Il cielo con le sue onde la accarezza. E’ così che ti dipingerei, ora. Come il silenzio sul fondo del mare. …..
"senza peso nel fondo dove si avvera il sogno,
due volontà fanno avere un desiderio nell’incontro, 
il tuo sguardo e il mio sguardo
come un’eco che ripete senza "parole più dentro, più dentro!",
fino al di là del tutto, attraverso il sangue e il midollo
però sempre mi sveglio e sempre voglio esser morto
per restare con la mia bocca sempre preso nella rete dei tuoi capelli".
(dal film Mare Dentro)
 
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Pioggia

Settembre 26, 2006
Ed ecco che piove.
Lente gocce rigano la dolce ferocia dei suoi occhi.
Ma lei è già altrove.
Acqua sciolta nell’acqua, nessun segno particolare.
Eppure deforme, oltre.
Strampalato pesce pagliaccio nel suo abito di scena.
Lei che potrebbe essere.
Capriccio, onda che si increspa, come loro, le altre.
Onda anomala di parole.
Vomitarle addosso al primo che passa, dirle e basta.
Poi tradirle per noia.
Fascino di barbie snodabile, il volto di un’assenza.
Lei è stra-ordinaria.
Piange sensualità inquieta e malcelata insofferenza.
Lui come stella polare.
Su un mare metallico la carne bianca del suo petto.
Sterno premuto sul cuore.
Calmami. Prima che ci secchi ancora il troppo sole.
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Cartolina dalla città

Agosto 22, 2006

Questa è per te, che in silenzio bevi essenze e respiri spazi mentre io, nei miei perpetui ritorni, mi ributto a capofitto nel traffico delle parole, mi intossico di atmosfere delimitate e ingurgito catini di frasi di risciacquo. Cosa mi fa credere che il dire sia ancora ciò di cui ho bisogno? Me lo chiedevo prima, svuotando la valigia, il non detto tra le mani, da riporre nei cassetti e il sacchetto di ciò che è stato detto e ridetto che gira nella lavatrice. Io ti vedo, autentico e umile in cima ad un monte e ti chiedo scusa, ora, per aver scavato il tuo cuore con la disperata incoscienza delle mani nude, per aver strizzato fino all’ultima goccia il miele e l’assenzio che ne uscivano e poi per aver steso le mie parole al sole con quella frivolezza di donna e quell’avventatezza di bambina, per quel misero e impuro desiderio di abbagliarti di colore e candore.

Io, lo sai, ho sempre creduto ad ogni lepre uscita da ogni cappello.

Sapessi invece, come te, correre nei boschi…..

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INTERMEZZO

Gennaio 25, 2006

Sally cammina per la strada senza nemmeno…. ….guardare per terra
Sally è una donna che non ha più voglia ….di fare la guerra
Sally ha patito troppo Sally ha già visto che cosa…. "ti può crollare addosso"!
Sally è già stata "punita"… per ogni sua distrazione o debolezza… per ogni "candida carezza"… "data" per non sentire….l’amarezza!
senti che fuori piove senti che bel rumore…
Sally cammina per la strada sicura senza pensare a niente!
….ormai guarda la gente con aria indifferente…
….sono lontani quei "momenti"… quando "uno sguardo" provocava "turbamenti"..
quando la vita era più facile… e si potevano mangiare anche le fragole….
perché la vita è un brivido che vola via è tutt’un equilibrio sopra la follia….
Ma forse Sally è proprio questo il senso…il senso… del tuo "vagare"…
forse davvero ci si deve sentire…. alla fine….un po’ male!….
Forse alla fine di questa "triste storia" qualcuno troverà il coraggio
per affrontare "i sensi di colpa"… e CANCELLARLI da questo "viaggio"….
per vivere davvero ogni momento….. con ogni suo "turbamento"!….
e come se fosse l’ultimo!
Sally cammina per la strada…"leggera"… ormai è sera…
"si accendono le luci dei lampioni"… "tutta la gente corre a casa davanti alle televisioni"..
ed un pensiero le passa per la testa  "forse la vita non è stata tutta persa"…
forse qualcosa "s’è salvato"!!… forse davvero!…non è stato "poi tutto sbagliato"!
"forse era giusto così!?!"…. forse ma forse ma si….
cosa vuoi che ti dica io  senti che bel rumore

 L’aroma del caffè è nell’aria, aria che porta anche un aroma di spezie misteriose. Sarà un personaggio di un libro che sto rileggendo, un marinaio che aspetta,  sarà la mia passione per lo zenzero e la cannella, sarà la voglia di partire, come sempre, sarà l’accenno di un’assenza. Se – perché un se è d’obbligo – ci si può raccontare belle storie, e crederci, e scaldarcisi il cuore, se un mug di caffè americano è sempre un mug di caffè americano, calore che abbraccia e conforta, una cosa normale resa speciale dall’immaginazione, indossata a difesa e forse anche per vanto, l’aroma delle spezie è una rotta nuova, inaspettata, che non sfugge facilmente anche a un mediocre osservatore. Senza una ragione, come la vita è l’aroma delle spezie. Si insinua come una domanda. Un attimo, e ti trovi in una diversa angolazione. Accendo una sigaretta e aspiro, aroma di cioccolata calda, peperoncino che si sbriciola tra le dita. Senti che bel rumore.