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E penso che avrei voluto farti un regalo

Marzo 16, 2007

E’ per te la giostra col cavallo di mare
per te che nuoti tra assenze e essenze
per il tuo sguardo senza margini incerti
per le parole di cui conoscevi le derive

E’ per te la bussola con l’oleogramma
per la tua anima che disorienta il vuoto
si smarrisce in distanze d’astri e pianeti
e a volte si perde tra possibili diagonali

E’ per te la poltroncina a forma di vento
per quell’angolo buio in fondo al sorriso
tu che guardi la luna e il dito non lo vedi
tu che sai sognare e sentire albe e colori.

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Donne

Marzo 8, 2007

"Non volevo nessun fiore

Volevo solo stare stesa con i palmi rivolti in alto

ed essere tutta vuota"

(Sylvia Plath)

 

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Pedaggi

Febbraio 27, 2007

Manichini di poco talento

a bordo di un atto di fede

attraversiamo prospetttive

senza cintura di sicurezza

Gli entusiasmi superficiali

sempre in attesa di sponsor

camuffano esausti desideri

di un’abusata marcia in più

Insetti brulicanti ai semafori

brandelli di storpia umanità

deridono quei falsi tormenti

che indossiamo senza pudore

Qui ci sono io e questa voglia

di premere forte l’acceleratore

e schiantarmi silenziosamente

sull’opalescenza della tua pelle

Qui tu sei la voglia di sterzare

e farti strada tra le mie fessure

esplorare le mie terre straniere

in pace da tutto questo andare

E poi il desiderio di una strada

di parole spogliate ed essenziali

inclementi come carne esposta

o misericordiose come i silenzi.

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Purezza

Gennaio 18, 2007

E se anche fossimo questo andare per poi tornare

come incertezza di marea che si sporge sulla vita

con la testa rovesciata in avanti e il collo indifeso

Se fossimo la semplice dolcezza delle mani nude

questo stremarsi contropelle in giorni annebbiati

lasciando i vestiti sull’ ingresso dei nostri labirinti

Se anche fossimo questi occhi segnati dalla pelle

graziati dalle unghie che ancora graffiano i  silenzi

sospesi sulla vita per non farsi mordere dai sogni

Fossimo una sfumatura sulla sabbia e tra le mani

un’emozione stagliata sulla ringhiera della notte

un fremito confuso appena prima di inedite albe

saremmo salvati dal battito d’ali di una colomba.

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Boarding card

Dicembre 11, 2006

Ad occhio nudo sopra le nuvole svaniscono attimi e parole
desideri infuocati si stemperano in impalpabili lontananze  
abusate inquietudini avviliscono oltre rarefatte incertezze.

Immagina un’orchestra, sì qui, a diecimila metri d’altezza
sta suonando solo per te, ora,  perché tu la vuoi ascoltare
in questa limpida tranquillità, dentro questa soffice pace,
dove neanche un abbraccio potrebbe più essere un rifugio.

Ma tornerò, lo sai, planando leggera su uno sguardo velato
attratta dal fruscio di un sentire ancora incerto di accadere
dirottando un silenzio che non sappiamo chiamare respiro.

“Trova un posto dove si vede il cielo
e respira.”
(Cristina Donà)

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Prospettive

Dicembre 3, 2006
 
"Mi chiamano Agrado perché per tutta la vita ho sempre cercato di rendere la vita gradevole agli altri… oltre che gradevole sono molto autentica.[…] Quello che stavo dicendo è che costa molto essere autentica signora mia… e in questo non bisogna essere tirchie, perché una più è autentica quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa".  (dal film Tutto su mia Madre – Almodovar)
 
Dicono che i miei post li può capire solo una persona alla volta. E in parte è vero. In questo caso c’è una tra voi che saprà qual è il primo filo che ho tirato. Ma io credo che capire, spesso, sia solo un’ipotesi della mente. Capire per me invece ha sempre fatto rima con sentire….. sulla pelle, nell’anima. Ho sognato di sentire. Si, lo so che non sono originale,  lo so che l’aveva già detto Democrito prima di me (molto prima, se si pensa che era il v sec. a.C.) e molti altri a seguire. Ma il modo in cui io sento, ecco, questo, è l’unica cosa, qui, che ho da offrire, a te.  Occhi per vedere e mani per sentire, questo siamo.
 
E’  la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più".  (dal film Matrix)
 
Avrei detto che scrivevo per me stessa, c’è chi dice che si ami per sé stessi. Non so dire come accade. E non lo so prevedere. A un certo punto un sentire confuso e aggrovigliato si fa parola, si fa gesto. Per necessità. Perché noi, animali rari destinati a condividersi, per sopravvivere abbiamo bisogno di raccontarci storie.  Ho sognato di amare. Con le parole, con la pelle, con l’anima.  Se mi senti lo chiedo più spesso fuori da un letto. Ecco il senso.
«… Se metto una mano nell’acqua… Lei si immagina? Qualcosa che comincia qui e finisce al Cairo, o a Tripoli, o a Tangeri, dove potrebbe esserci qualcun altro sulla riva, anche lui con le mani in acqua… Sì, credo che sia questo il mio modo di viaggiare…»  (Daniele Del Giudice, Lo stadio di Wimbledon)
Sono questa voglia di viaggiare, niente più. Era questo che cercavo di spiegare in quella città straniera. Le linee parallele sembra si incontrino all’orizzonte. I pittori lo sanno. Ho bisogno di costruire modelli semplificati del mondo,  ho bisogno di immaginare. Il mio scheletro è un’immagine, un mucchietto di parole, uno sguardo, una semplice emozioni. Sai, io  ho sempre pensato di essere senza né arte né parte, eppure  c’è  chi mi ha detto “sei un’opera d’arte in movimento”, e io ho pensato di non saper vedere al di là di questa voglia di dare ho sentito di amare i suoi occhi e le sue mani. Lo so, non c’entra, ma credimi, è la mia idea di prospettiva.  Il punto di incontro tra passato e futuro, tra ciò che non sono e ciò che avrei potuto essere, tra ciò che posso essere e ciò che tu sei stato e sarai. Siamo traiettorie sulla linea del tempo. E siamo le impronte che lasciamo avanzando. Niente di più, ma neanche niente di meno. Una cosa da niente, il sentire, una cosa che si può anche grattare via, volendo. O scordare, come un sogno.
……La luna è liquida stasera. Il cielo con le sue onde la accarezza. E’ così che ti dipingerei, ora. Come il silenzio sul fondo del mare. …..
"senza peso nel fondo dove si avvera il sogno,
due volontà fanno avere un desiderio nell’incontro, 
il tuo sguardo e il mio sguardo
come un’eco che ripete senza "parole più dentro, più dentro!",
fino al di là del tutto, attraverso il sangue e il midollo
però sempre mi sveglio e sempre voglio esser morto
per restare con la mia bocca sempre preso nella rete dei tuoi capelli".
(dal film Mare Dentro)
 
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Buongiorno

Novembre 7, 2006

Non credo mi troveresti  adesso

nelle pieghe buie e più sgualcite

di queste mie parole d’occasione

al cuore lo sai  talvolta si arriva

passando per il profumo di caffè

agli sgoccioli di notti stravissute

nel rumore dei passi sull’asfalto

a lato di saracinesche abbassate

che ci fosse un’altra vita ancora

avresti queste estremità in sorte

per camminare e sentire e amare

in notti infreddolite e condivise

io sono nata dove il vento ormai

non porta più il profumo dei fiori

eppure tu  sai  vedermi bambina

se resto ferma ma guardo lontano

anch’io stanotte vedo un bambino

in quella risata sfuggente e sottile

che ti riemerge a tratti negli occhi

come un raggio di luna nel pozzo

e proprio tu fammi ridere ancora

di un uomo che non ha piu’ colpa

strangolato in un angolo del muro

io continuerò a muovermi adagio

sul tuo mare di riflessi d’argento

e amerò quel tuo silenzio stellato

fino a  là dove finisce il passato

 

 

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Pioggia

Settembre 26, 2006
Ed ecco che piove.
Lente gocce rigano la dolce ferocia dei suoi occhi.
Ma lei è già altrove.
Acqua sciolta nell’acqua, nessun segno particolare.
Eppure deforme, oltre.
Strampalato pesce pagliaccio nel suo abito di scena.
Lei che potrebbe essere.
Capriccio, onda che si increspa, come loro, le altre.
Onda anomala di parole.
Vomitarle addosso al primo che passa, dirle e basta.
Poi tradirle per noia.
Fascino di barbie snodabile, il volto di un’assenza.
Lei è stra-ordinaria.
Piange sensualità inquieta e malcelata insofferenza.
Lui come stella polare.
Su un mare metallico la carne bianca del suo petto.
Sterno premuto sul cuore.
Calmami. Prima che ci secchi ancora il troppo sole.
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Cartolina dalla città

Agosto 22, 2006

Questa è per te, che in silenzio bevi essenze e respiri spazi mentre io, nei miei perpetui ritorni, mi ributto a capofitto nel traffico delle parole, mi intossico di atmosfere delimitate e ingurgito catini di frasi di risciacquo. Cosa mi fa credere che il dire sia ancora ciò di cui ho bisogno? Me lo chiedevo prima, svuotando la valigia, il non detto tra le mani, da riporre nei cassetti e il sacchetto di ciò che è stato detto e ridetto che gira nella lavatrice. Io ti vedo, autentico e umile in cima ad un monte e ti chiedo scusa, ora, per aver scavato il tuo cuore con la disperata incoscienza delle mani nude, per aver strizzato fino all’ultima goccia il miele e l’assenzio che ne uscivano e poi per aver steso le mie parole al sole con quella frivolezza di donna e quell’avventatezza di bambina, per quel misero e impuro desiderio di abbagliarti di colore e candore.

Io, lo sai, ho sempre creduto ad ogni lepre uscita da ogni cappello.

Sapessi invece, come te, correre nei boschi…..

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MILANO DI NOTTE

Luglio 31, 2006

Un sushi in riva alla darsena

qui sai non è mai solo crudo 

hanno ancora il sapore dei sì

i nostri noncuranti perché no

vivaci come scritte sui muri

a contrasto di stinte ideologie

Due passi sulla fune ho detto

dimmi quando vuoi che cada

oltre i contorni di questa notte

che tra noi non è mai confine

abili parcheggiatori di disfatte

due euro l’ora per dimenticare

 

Ma sono stati risvegli di assenze

sparsi  tra le pieghe dei vestiti

in una città stipata di memoria

quei brividi ancora sulla pelle

tra cappuccino e rotaie del tram

su cui sfugge da sempre la vita

 

E allora accendiamo una notte

fatta di dita vibranti e accecate

aprimi i tuoi spiragli luminosi

non c’è frastuono sulla tua pelle

e dai tuoi sussurri piovono stelle

incanto tra le guglie del duomo.