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Tornando a noi

maggio 17, 2012

E’ in quell’esitare incredulo prima che la porta si chiuda
dove rovinosamente crollano truppe di ingenue speranze
che ancora si immaginano strategie per battaglie già perse

è lì che cerchiamo ancora di addomesticare inadeguatezze
architetti esasperati da folli progetti di castelli a mezz’aria
le mani dilaniate da schegge di smisurate incomprensioni

e poi, al tramonto di tutti gli dei, ci addormentiamo sfiniti
poche bestemmie sono peggiori del recitare questo strazio
se solo lo privassimo di un senso, mandandolo a memoria.

Tornando a noi, ……………..

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Adieu, buonanotte

dicembre 18, 2008

 

Lo sanno gli alberghi chiusi, la sabbia d’inverno e le vecchie puttane

Sanno di mani arrese come quando non resta nulla da tenere in caldo

Deve essere per via del tempo che non ce lo spieghiamo più l’amore

Sembra da non crederci, a volerlo dire, e poi a un certo punto finisce

 

Si immaginò di tornare tra qualche anno e guardarlo da un finestrino

 

Le parentesi, cantate dai giullari, si annidano a sorpresa in una trama

Saltando in volo libero tutte quelle carenze, le stesse delle tue pretese

La gente ci passa sopra, che pena il mio volerci sempre passare dentro

Lasciatemi solo stare seduta qui, a osservare quei quadri già imballati

 

Si immaginò di partire adesso non avrebbe piu’ dormito sulla sua pelle

 

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19 centimetri

dicembre 5, 2008

Lontani non piu’ del tempo e dello spazio di quel giocare ad immaginarsi
Un desiderio sfiora i pensieri, gocciola tra le dita e già grazia le distanze
Una farfalla sbatte le ali leggera, su corpi appena tracciati in controluce

Intimità parlarsi da vicino e una sfumatura felina che indugia sottopelle
Poi spogliarsi lentamente di ogni via di fuga prima ancora che dei vestiti
E restare solo per ascoltare  tutta la dolcezza di  una resa a mani  nude

Il respiro si accorcia, una mano si insinua, la voce seducente accarezza
Esistere per un momento nella terribile vertigine di un brivido a spirale
Entrarsi nel buio degli occhi e nemmeno l’odore a indicare il cammino

Lei a succhiarsi le dita riflessa dentro un suo sguardo antico di bambina
Lui la sua bocca sincera a suonarle nel respiro le vibranti note di un jazz
Il cantastorie cieco all’angolo della via giura che si tenevano per mano

Guarda che luna stasera, guarda che storia da narrare, ricordare, sognare
Se non fosse per quei centimetri rossofuoco, quel segnale lì, sotto i vestiti

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Vibrazioni

settembre 8, 2008

 

Avevo scritto l’epitaffio della nostra storia sui tuoi muri

nascondendone le crepe dietro un nudo del tuo cuore

io che non ho mai trascurato un giorno di preservarlo

dallo scarso spessore delle mie  prevedibili didascalie

mi sarei addormentata mesta tra i sogni chiusi dentro

non reclamando altro che un pensiero incontaminato

ma ho sentito i tuoi vetri infrangersi sulle mie distese

e sono tornata ancora a sentirmi disperatamente viva

contratta in quel vertiginoso spasmo di arsura e attesa

di cui la dolcezza non ha saputo dissimulare il fragore

 

E voi, che ripetete le stesse parole negli stessi modi, con la stessa leggerezza, con la stessa voglia di non tornarci sopra una volta dette, voi, lo sapete quanto sia, tenere dentro? Voi che ve ne andate dalle persone come da aree di sosta, voi che dite di non tornare mai indietro, lo sapete che stare sulla pelle significa affiorare da dentro?   

 

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Il senso

aprile 22, 2008

 

La  strada  tutt’intorno è liquida stasera

da potersi sottovoce mescolare al mare

stemperare desideri  senza nulla sapere

composta negligenza di  lieve esternare

a latere di  un tuo  sguardo provvisorio

sfuocato come un errore di valutazione

lì dove a stento tu ti lasci approssimare

mi rapisce una sfumatura sulla tua pelle         

che audacemente insinua un’intenzione

poi dolcemente s’addormenta di quiete.

 

 

Considerare un oggetto in immagine significa potersi distanziare dalla determinatezza del darsi percettivo dell’oggetto stesso e variarne le vedute, i profili, le prospettive.  L’immagine finisce così per favorire attività cognitive specifiche che differiscono sia dalla percezione sia dall’intellezione: moltiplicando le prospettive a partire dalle quali è intenzionato l’oggetto, la coscienza riesce a superare i vincoli della percezione ( a cui spetta comunque un primato in quanto incontro in carne e ossa con il fenomeno) e ad aprirsi al più chiaro coglimento dell’essenza del fenomeno intenzionato, da un lato, e alla dimensione della possibilità e del “come se” dall’altro.

(MAURICE MERLEAU-PONTY)

 

 

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Parentesi

marzo 6, 2008

Prego notare la certificazione del nome ancestrale del nick dell’autore, gentuilmente offerto dalla madrina ufficiale di questo blog.

Alternative rain

Il nome ancestrale del blog Orizzonti era invece il seguente:

Forgotten tear

A tutti coloro che sanno vedere oltre le parole l’eclusiva di comprendere al volo, senza stare a leggere tutto, quanta acqua è passata sotto questi ponti…..

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Corrisposto

marzo 3, 2008

Sempre insieme, eternamente divisi;
finchè il sole sorgerà e tramonterà,
finchè ci saranno il giorno e la notte,
per tutto il tempo
che sarà loro concesso di vivere
(Lady Hawke)

Sono morto così tante volte che a stento mi ricordo di me
tra due lembi di pelle intrecciavo strette le reti dei silenzi
per occultare la strada che scende ripida fino al rimpianto
mentre lo spazio arido dell’altrove sterminava le illusioni

ti prego, voglio solo dormire adesso

le labbra strette di lacrime o forse erano solo altre parole
a sbiadire tutta la solitudine riversa sul ciglio di un’attesa
bevevo sola mentre perdevo l’amore a un tavolo da gioco
ma sognavo di toccare il tuo ventre di abissi e di silenzio

sconfini ancora, come in un tramonto

nei carrugi di un’assenza dove un abbraccio non è rifugio
disseminiamo con rabbia il folle coraggio della dolcezza
questa nostra storia che brucia in gola come carta vetrata
le tracce ancora tra le mani e dentro questi confini incerti

la vita ha il suo modo di farsi sentire